Afghanistan: “Rischiamo la catastrofe umanitaria”


“Gli alimenti necessari non sono, oggi, alla portata di tutti; un terzo della popolazione affronta livelli critici di insicurezza alimentare” sottolinea. Ed esorta  la comunità internazionale a intensificare e a sostenere immediatamente la risposta umanitaria, per facilitare la consegna sicura degli aiuti umanitari e garantire che i servizi essenziali possano essere mantenuti. “I civili afghani hanno bisogno di sostegno, senza indugio. Non devono diventare le vittime delle attuali vicende politiche”.

 

 

Ci descriva la situazione in Afghanistan: che cosa sta succedendo nel Paese?

 

“La situazione è critica. Già prima della presa di Kabul da parte dei talebani, Azione contro la Fame aveva denunciato uno scenario in cui 18 milioni di persone necessitavano di assistenza umanitaria, un numero sei volte superiore a quattro anni fa, di cui 2/3 con grave insicurezza alimentare e un bambino su due gravemente malnutrito e con necessità di cure terapeutiche salvavita. Gli effetti della pandemia, siccità e inondazioni legate ai cambiamenti climatici hanno aggravato ulteriormente la situazione. Fino ai fatti di agosto che hanno reso ancora più critica la situazione creando forte incertezza, aumento degli sfollati interni, sospensione temporanea di molti servizi essenziali, chiusura delle banche, blocco delle importazioni e conseguente aumento dei prezzi”. 

 

Quali sono i bisogni e le necessità della popolazione?

 

“Abbiamo 12 milioni di persone in grave insicurezza alimentare, è necessario fornire supporto, proteggere il bestiame e preparare la stagione della semina. Sette milioni di persone non hanno accesso ai servizi di salute essenziali e quasi un bambino sotto i cinque anni su due soffre di malnutrizione acuta. Per fare un esempio, nella provincia di Helmand, il primo giorno di riapertura dell’unità di alimentazione terapeutica tutti i letti sono stati subito riempiti ricoverando dieci bambini in stato di malnutrizione acuta grave. Si tratta di un dato che testimonia, più di tutti, quali possano essere le conseguenze di questa situazione. Non solo. Gran parte della popolazione non ha accesso all’acqua pulita e a servizi igienici di base. I bisogni sono enormi e gravano in maniera preponderante sull’assistenza umanitaria”.

 

Come state lavorando al momento?

 

“Azione contro la Fame è presente in cinque province del Paese: Kabul, Helmand, Ghor, Daykundi and Badakhshan. Ci occupiamo di nutrizione e salute in centri di salute e cliniche mobili, realizziamo progetti di agricoltura per rafforzare la sicurezza alimentare delle comunità, forniamo accesso all’acqua pulita e ci occupiamo anche della salute mentale, soprattutto delle neomamme. Riusciamo ad operare grazie a circa 350 operatori umanitari locali ma le 12 persone di staff internazionale temporaneamente evacuate hanno difficoltà a rientrare”.

 

Quali sono gli ostacoli che state riscontrando?

 

“Le catene di approvvigionamento e il sistema bancario internazionale sono stati interrotti, causando la sospensione dei trasferimenti di denaro e limitando…



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