Il boom dell’estate non salva il bilancio 2021



Un’estate spumeggiante grazie alle buone performance registrate nelle località marine e montane ma il sistema turistico non riesce ad agganciare i valori e le presenze pre pandemia. « Abbiamo avuto un’estate molto positiva, che non è finita e quindi dobbiamo ancora gestire quest’ultima parte dell’estate. Poi ci stiamo concentrando sull’inverno, perché vogliamo che ci sia un’ottima e perfetta stagione invernale – ha detto ieri Massimo Garavaglia, ministro del Turismo durante la visita al Salone del camper a Parma -. Tenendo conto che per tantissimi clienti stranieri del Nord Europa, quello che da noi, ottobre, è un mese freddo, per loro è agosto, abbiamo ancora una coda buona di estate da gestire».

Quella del 2021 si può considerare una stagione dimezzata, concentrata in una ottantina di giorni, con grandi difficoltà per albergatori e ristoratori nel reperire personale formato e un turismo straniero limitato a quello di prossimità che raggiunge spiagge e vette del Belpaese in auto. I dati di Bankitalia evidenziano a giugno il +53% della spesa dei turisti stranieri ma rispetto al giugno 2019 la perdita è vicina al 66%. Estate record per la Liguria che, secondo i dati presentati ieri da Giovanni Toti, presidente della Regione, ha ospitato 5,4 milioni di visitatori con un trend in crescita continuato anche a settembre grazie a un +33% degli stranieri in arrivo soprattutto da Germania e Svizzera. E ora punta all’allungamento della stagione.

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Proprio sulla destagionalizzazione punta Marina Lalli, presidente di Federturismo Confindustria. «Quest’anno ci sarà e ci fa bene sperare perché tutti i gruppi organizzati sono confermati e le prenotazioni tengono – dice la presidente -. Mare e montagna sono andati alla grande e continuano così a settembre. Resta da capire se con i gruppi organizzati e i pochi stranieri riusciremo a tenere le strutture aperte per l’autunno».

«Dopo una partenza negativa abbiamo avuto un buon luglio, un ottimo agosto e un’ottima coda di settembre – rimarca Bernabò Bocca, presidente Federalberghi – ma nelle città d’arte il turismo latita ed è molto lontano dai livelli del 2019». Roma, Milano e Firenze continuano a soffrire a causa del tasso di occupazione delle camere più che dimezzato rispetto al passato a causa dello stop dei mercati nord americano, russo, cinese e giapponese». A complicare il lavoro le molte prenotazioni last minute «che arrivano giorno per giorno e rendono difficile pianificare l’attività oltre alla difficoltà nel reperire il personale» incalza Bocca.

Fabrizio Licordari, presidente Assobalneari (stabilimenti balneari) si dice moderatamente soddisfatto «nel contesto generale in cui molte attività stanno ancora soffrendo le spiagge hanno rappresentato il volano della ripartenza – ricorda Licordari -. Ci siamo appena lasciati alle spalle l’ultimo week end di stagione e con l’inizio delle scuole le presenze sono in calo. Mancano gli stranieri e per ritornare ai livelli pre pandemia serviva un altro 30-40% di presenze».



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