Reportage da Kandahar, dove c’è chi dice no alla violenza talebana- Corriere.it


di Lorenzo Cremonesi, inviato a Kandahar

Mistero su Abdul Ghani Baradar e Haibatullah Akhundzada, i leader moderati sono spariti dopo essere stati avvistati l’ultima volta in citt

I talebani hanno vinto con la forza militare. Ma scoprono giorno dopo giorno che governare un mestiere difficile, specie in questo Afghanistan arricchito e abituato alle regole della democrazia importate nel ventennio di presenza della coalizione internazionale. Persino qui, a Kandahar, la loro capitale storica, la situazione per loro non per nulla semplice. Sono bastate ventiquattro ore per scoprire una citt arrabbiata, molto diversa da quella del dominio pashtun, cos come negli anni Novanta l’aveva forgiato il Mullah Omar.

L’altro volto della capitale pro-talebani

Tra le aule dell’universit chiusa i pochi studenti incontrati spiegano che vorrebbero scappare all’estero. Le ragazze parlano di un Paese senza futuro. Gli imprenditori locali se ne sono gi andati in massa. Un’ostetrica all’ospedale regionale dice che la sua specializzazione non varr pi nulla se conseguita nell’era del governo talebano. Occorre allora modificare le impressioni della prima sera.

Le proteste di Kandahar

Ieri mattina verso le dieci ci ha sorpreso trovare un migliaio di uomini, arrabbiati, vociferanti, assiepati di fronte all’ufficio del governatore sovrastato dalle bandiere bianche del Califfato. Protestano contro la decisione dei capi talebani di requisire le abitazioni governative affidate ai vecchi dipendenti municipali per passarle ai loro militanti. Siamo centinaia di famiglie, oltre 4.000 persone in tutto. Ci hanno detto che abbiamo poche ore per traslocare. Dove andremo, cosa faremo?, spiegano da un gruppetto desideroso di farsi sentire.

Le violenze dei talebani

Un giornalista locale viene bastonato. I talebani non conoscono mezze misure. Inviano i loro miliziani giovanissimi armati di mitra, lo brandiscono come un manganello. Ogni tanto tolgono la sicura e puntano l’arma sulla gente. Alcuni anziani invitano tutti a sedersi a terra. Siamo ad un soffio dal bagno di sangue. Dopo circa un’ora per la situazione sembra calmarsi con la promessa di una trattativa. Ma pochi ci credono. Verranno di notte, ci saranno arresti. I talebani non conoscono altra legge che quella della forza, dice Jawad Rashid, che fa il giornalista per una pubblicazione regionale.

L’ombra del Mullah Omar

In cerca di chiarimenti andiamo a visitare quello che qui chiamato Kerkha Sheriff, il mausoleo dello scialle del Profeta. Si trova in un’area sacra di moschee e scuole religiose dedicate ai Durrani, la dinastia pashtun che oltre tre secoli fa seppe unificare il Paese. Il 34enne Saied Habib Hakunzada non il semplice custode. La sua famiglia si tramanda questo compito di padre in figlio da oltre 370 anni. felice di sottolineare che questo il terzo luogo santo dell’Islam dopo Mecca e Medina. Sebbene non avesse ancora compiuto i dieci anni, ricorda bene quel 4 aprile del 1996, quando il Mullah Omar prese la reliquia e la mostr alla folla di giovani combattenti talebani in visibilio, dichiarandosi Amir al Munimim, il comandante dei credenti.

I talebani rozzi e…



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